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LA COSCIENZA
mercredi 27 novembre 2024, par
LA COSCIENZA
Universo di pensiero.
Ad unire le luci della volontà più profonda.
A dirigere melodie fra i concerti di sapienza.
E le note del pensiero più più bello.
a disegnare i futuri della umanità.
ASTIANATTE
L’ Autocoscienza nella storia della Filosofia
DA SOCRATE AD AGOSTINO
Mentre l’indagine dei filosofi presocratici era incentrata sulla natura, e riguardava forme di pensiero impersonale (l’intelletto di Anassagora, il numero di Pitagora, l’essere di Parmenide), è con Socrate che per la prima volta il pensiero si sofferma sull’autocoscienza, ovvero sulla riflessione dell’anima umana su di sé, intesa come io individuale. Socrate era convinto di non sapere, ma proprio per questo egli si accorse di essere il più sapiente di tutti. A differenza degli altri, infatti, pur essendo ignorante come loro, Socrate era dotato di autocoscienza, perché "sapeva" di non sapere, cioè era consapevole di quanto fosse vana e limitata la propria conoscenza della realtà. Per Socrate tutto il sapere è vano se non è ricondotto alla coscienza critica del proprio "io", che è un "sapere del sapere". L’autocoscienza è quindi per lui il fondamento e la condizione suprema di ogni sapienza. « Conosci te stesso » sarà il motto delfico che egli fece proprio, a voler dire : solo la conoscenza di sé e dei propri limiti rende l’uomo sapiente, oltre a indicargli la via della virtù e il presupposto morale della felicità. Per Socrate infatti una vita inconsapevole è indegna di essere vissuta.
Una tale autocoscienza tuttavia non è insegnabile né trasmissibile a parole, poiché non è il prodotto di una tecnica : ognuno deve trovarla da sé. Il maestro può solo aiutare i discepoli a farla nascere in loro, all’incirca come l’ostetrica aiuta la madre a partorire il bambino : non lo partorisce lei stessa. Questo metodo socratico era noto come maieutica ; e l’oggetto a cui mirava era da lui chiamato dáimōn, ovvero il demone interiore, lo spirito guida che alberga in ogni persona.
Fu Con Socrate dunque che vennero posti in tal modo i capisaldi di tutta la filosofia successiva, basata sul presupposto che la vera conoscenza non deriva dai sensi, ma nasce dall’uso consapevole della ragione.
Con Platone che come sappiamo fu allievo di Socrate si affrontò il problema della autocoscienza anche nella "repubblica ", dove per bocca di Socrate Platone affronta il tema della Autocoscienza. Come sembra però essa essa non ha un oggetto ben definito se non quello di conoscere se stessi. Per Platone dunque l’autocoscienza è legata ai fondamenti della sapienza che sono già presenti nella mente umana perché eterni, ma si dimenticano all’atto della nascita. Conoscere dunque per Platone significa ricordare. Cioè diventare coscienti di questo sapere interiore che sta a livello inconscio dentro di noi , ed è perciò innato. Quindi gli organi sensitivi secondo il filosofo hanno solo la funzione di risvegliare dentro di noi il ricordo, l’autocoscienza da risvegliare. Essa però non dipende dagli oggetti della realtà sensibile, ma è qualcosa di assoluto. Nel diventare allora coscienti delle idee ci accorgiamo dei limiti del mondo terreno ed anche della impossibilità di avere una conoscenza certa sulla base di dati acquisiti solo con l’esperienza , prescindendo cioè dalla libera autocoscienza del pensiero.
Anche in Aristotele comunque è presente la riflessione sulla autocoscienza . Infatti egli parla del " Pensiero di pensiero " come presupposto della conoscenza, che lui intende come scienza degli universali. Tutto ciò è opera dell’intelletto, mentre i sensi possono solo dare conoscenza limitata. Si tratta di un processo che si evolve. In una prima fase l’intelletto è passivo e recepisce solo gli aspetti contingenti e transitori della realtà, per poi addivenire all’intelletto attivo , che coglie l’essenza della realtà e così facendo porta a compimento il processo di consapevolezza portandolo dalla potenza all’atto. Alla fine l’atto puro, che è Dio sarà la pura autocoscienza, cioè " il pensiero di pensiero" , che pensa perennemente se stesso e coglie la realizzazione compiuta di ogni ente in divenire pur restando immobile. Come dire : il fine della Filosofia secondo Aristotele è la capacità della autocoscienza che differenzia l’uomo dagli animali
E’ comunque nel sistema filosofico dei Neoplatonici II secolo d.C fino al VII d.C. , in particolare con Plotino che il tema della autocoscienza diventa emanazione dall’UNO.
Egli adopera il termine Nous già utilizzato da Anassagora e Aristotele per indicare appunto l’attività autocosciente del Pensiero. Con Plotino torna anche la polemica contro le teorie atomiste della conoscenza, essendo l’Autocoscienza per lui il fondamento supremo e immediato del sapere, superiore alla conoscenza di tipo mediato propria della razionalità discorsiva (e superiore alla conoscenza sensibile) : qualcosa cioè di non componibile. Essa è la diretta espressione dell’Uno, il quale traboccando esce fuori da sé, in uno stato di estasi contemplativa, producendo la propria autocoscienza. Il Nous o Intelletto è appunto questa autocoscienza dell’Uno, che si sdoppia così in un soggetto contemplante e un oggetto contemplato, i quali formano una realtà sola, perché il soggetto pensante è identico all’oggetto pensato : si tratta dell’identità immediata di Essere e Pensiero di cui aveva parlato anche Parmenide, situata al di là dell’opera mediatrice della ragione, e quindi raggiungibile solo tramite intuizione. Insomma Una volta che il pensiero sarà privato di ogni contenuto, esso stesso si fermerà, poiché non può esistere un pensiero senza contenuto, e quindi uscendo da sé si avrà l’estasi, quando la propria individualità si identifichi con quella di Dio. Vivere una tale esperienza è dato a pochissimi, a causa della situazione paradossale per cui, come dice Plotino, « per superare sé stessi occorre sprofondare in sé stessi ».
L’autocoscienza poi nel pensiero cristiano divenne quindi un tema di rilievo nell’ambito della riflessione cristiana, essendo vista come la manifestazione più diretta e immediata di Dio, che secondo il cristianesimo alberga nell’interiorità di ogni essere umano. Diventare coscienti di sé significava dunque diventare coscienti della voce divina.
Anche Agostino, rifacendosi a Plotino, avvertì fortemente il richiamo dell’interiorità :[ « Gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e non pensano a se stessi ». Egli mise in risalto come Dio, in quanto non è oggetto ma Soggetto, sia presente nell’interiorità del nostro io più di noi stessi, e rappresenti per il nostro pensiero la condizione del suo costituirsi e la sua meta naturale. Nel risalire a Lui, occorre però attraversare la fase del dubbio, che è un momento essenziale e indicativo del disvelarsi della verità. Nel dubbio si è portati a non credere a niente, e tuttavia non si può dubitare del dubbio stesso, ossia del fatto che sto dubitando. La coscienza del mio dubbio è garanzia sicura di verità, perché è un sapere innato, che presuppone qualcosa di superiore come sua causa. Il dubbio consapevole permette così di riconoscere le false illusioni che sbarravano l’accesso alla verità, dopodiché l’anima non può propriamente possedere Dio, ma piuttosto ne verrà posseduta. Questa autocoscienza, che si produce in un lampo di intuizione, è essenzialmente un dono di Dio.
AGOSTINO D’IPPONA
Agostino d’ippona ha ha operato nel msecolo 400 dopo Cristo seguendo e diffondendo il pensiero Cristiano, del periodo neo platonico del proprio tempo. Fu il precursore del ruolo della chiesa nella Società civile in chiave moderna ?
Sì, Agostino d’Ippona (354-430 d.C.) ha operato tra il IV e il V secolo d.C., convertendosi al cristianesimo e fondendo la dottrina cristiana con il pensiero neoplatonico (specialmente attraverso Plotino), contribuendo in modo fondamentale alla sua definizione teologica occidentale.
Riguardo al suo ruolo nel rapporto tra Chiesa e società civile, la questione è complessa : Se ha avuto una visione moderna della chiesa è bene dire che Agostino non ha concepito la separazione Stato-Chiesa intesa come laicità moderna, " la libera chiesa in libero stato " già pensata da Cavour , come chiesa separata dallo Stato in modo laico. Fu però il precursore medievale di una Chiesa che vedeva la Società civile fusa, comprensiva, formata di laicità e spiritualità che avrebbe dovuto svilupparsi nella storia nella giusta autonomia, ma ben presente nei valori spirituali di certo imprescindibili per una sana crescita dei Popoli. In questa chiave sta la modernità della chiesa di Agostino. Di certo non relegata alla sola preghiera e al sostegno interno dei suoi valori pastorali , ma aperta per i contributi alla Società civile. Insomma non una chiesa bigotta e chiusa ma apertas al confronto sui valori della civiltà. Poi98 è pur vero che abbia dovuto fare i conti fra il potere spirituale e quello temporale di quel medio Evo
Precursore medievale : Tuttavia, la sua opera De Civitate Dei ("La Città di Dio") ha strutturato il rapporto tra potere spirituale e temporale per tutto il Medioevo. Vedeva infatti le due città : una di Dio e l’altra dello Stato . la prima che operava per l’amore di Dio , mentre l’altra più che per l’amore di sé , si potrebbe pensare in chiave moderna per la ricerca della bellezza interiore di sé . Non pensava dunque lo Stato come un male da non poter risolvere , ma come l’Istituto più alto di una Comunità necessario per una corretta vita sociale , che seguendo la parola di Dio, si assolveva dal peccato originale. Quindi per Agostino la Chiesa non aveva un ruolo che finiva dentro se stessa, ma svolgeva un ruolo critico nei processi della società in cui operava. Agostino non ebbe mai a dire che la Chiesa doveva essere il supremo valore dello Stato e lo Stato doveva essere assoggettato ad essa. Questo ahimè è stata la Chiesa del Dopo Agostino per molto tempo. Chiesa che ha sempre confuso Agostino nella propria interpretazione, facendo seri danni a se stessa , alla società anche e al pensiero agostiniano. Infatti Agostino pensava altro dal potere della chiesa sullo stato. Questa Chiesa così impostata alla fine ha anche creato tutte le incomprensioni sui valori della spiritualità, i quali poi hanno avuto pure la conclusione del " Cattocomunismo " , ad aggravarne la giusta diffusione. Una chiesa dunque utile alla crescita spirituale delle società fu voluta da Agostino e sta qui la sua modernità però.
Ruolo della Chiesa : Per Agostino, la Chiesa ha la missione di guidare l’umanità verso la salvezza, agendo come coscienza critica del potere politico.
L’influenza (e il fraintendimento) : Sebbene Agostino non sostenesse apertamente l’asservimento dello Stato alla Chiesa, le sue idee furono reinterpretate nel medioevo (Agostinismo politico) per legittimare la supremazia papale su quella imperiale.
PolSci Institute
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In sintesi, Agostino è il precursore dell’idea che la Chiesa abbia una missione pubblica e sociale, ma la sua visione era teocentrica (Dio al centro),