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NUOVO PENSIERO, NON ESISTE IL DIVENIRE, TOH LA COSCIENZA, LA FILOSOFIA DELLA SCIENZA E LE DOMANDE CHE FA

LA FILOSFIA DELLA SCIENZA CHE FA DOMANDE

vendredi 28 août 2026, par Tobagi Admin

La filosofia moderna ha tradizionalmente interpretato la nascita e la morte attraverso lenti materialiste, esistenzialiste o metafisiche, spesso vedendo la morte come la fine definitiva dell’individuo. Oggi La fisica quantistica, con i suoi concetti controintuitivi, sta profondamente trasformando questo paradigma, suggerendo che nascita e morte potrebbero essere transizioni di stato piuttosto che inizi o fini assoluti.
Ecco un’analisi della nascita e della morte alla luce della filosofia moderna e della meccanica quantistica : La Nuova Scienza (Quantistica) e la Riscoperta della Coscienza
Morte come "dissipazione" dell’informazione : Secondo interpretazioni avanzate della fisica quantistica, come quella proposta dal fisico Stuart Hameroff, l’informazione quantistica contenuta nei microtubuli dei neuroni non viene distrutta con la morte biologica, ma si dissipa nell’universo.
La nuova scienza La quantistica dal canto suo suggerisce suggerisce che la realtà non esista indipendentemente dall’osservatore. Infatti a livello subatomico il reale non è definibile con certezza perché non possiede realtà definite come posizione e velocità finché non giunge l’osservazione o la misura. Come si sa e più volte ricordato, prima di qualsiasi osservazione le particelle quantistiche esistono in una sovrapposizione di stati. e ciò significa che si trovano in tutti i luoghi o stati possibili del campo quantistico che formano e lo sono in contemporanea. E’ l’atto di misura o di osservazione, di interagire con, che fa scegliere uno stato definito alla particella collassando la funzione d’onda. L’osservatore non è implica una persona che misura o osserva, ma semmai è una interazione tra il campo quantistico dove avviene tutto ciò e lo stesso campo che collassa la funzione d’onda alla scelta di un punto dove mettersi della particella. La cosa è meglio compresa se si pone attenzione sul fatto che per esempio gli elettroni se non osservati si comportano come onde che con l’esperimento della doppia fenditura ,passano da entrambe le fenditure , Se però si mette un sensore per osservarne il passaggio essi si comportano come particelle , e passano da una sola parte. E’ come se avvenisse il fenomeno della scelta delle particelle e questo pone ampie riflessioni su chi produce la scelta di cambiare lo stato da onda a particella o di scegliere uno stato fra la sovrapposizione di tanti stati dove collocarsi. Tutto ciò come detto avviene nel campo quantistico, dove opera la geometria vettoriale di Hilbert e la matematica dei numeri complessi. E’ questo collasso della funzione d’onda dunque l’aspetto più intrigante del pensiero quantistico, collasso che si colloca e si valuta come la coscienza del campo quantistico che si manifesta col collasso della funzione d’onda. Secondo alcune interpretazioni della teoria biocentrismo si propone anche che la vita e la coscienza siano fondamentali per l’universo, implicando che la morte sia un’illusione percettiva.
Entanglement e connessione : Il concetto di entanglement che è correlazione quantistica istantanea implica infatti che particelle separate possano rimanere connesse istantaneamente. Alcuni filosofi della scienza interpretano questo come un indizio che la coscienza individuale sia parte di un campo più vasto, rendendo la morte un "cambio di frequenza" piuttosto che una sparizione. Allora le visioni esistenzialiste di Heidegger e Sartre fra il XIX e il XX secolo spesso vedono la morte come l’evento definitivo, conclusivo che sviluppa il significato della vita , ne dà il significato. La morte dunque è l’ultimo orizzonte che dà significato alla vita e ne definisce l’identità individuale. E’ questa la visione materialista prevalente che vede la nascita come inizio della struttura biologica e la morte come disfacimento totale di questa struttura. Cioè la morte come assenza totale e assoluta della coscienza.
E’ con la svolta quantistica quindi che filosofi e fisici come Werner Heisenberg hanno sottolineato che la scienza deve abbandonare il materialismo classico, riconoscendo che la materia non è un solido "oggetto" indipendente, ma una serie di probabilità che e in molti oggi ritengono dettate dalla coscienza universale e questo toglie alla morte la sua natura di "fine solida" della materia.
Nascita e Morte dunque viste come Transizioni Quantistiche.
La Nascita può essere vista come il momento in cui una "informazione cosciente" (o un sistema quantistico) entra in una specifica configurazione locale : il corpo biologico,che diventa un osservatore cosciente.
mentre la morte rappresenta il processo, la transizione dell’informazione da uno stato "intricato" (vivente) a uno stato distribuito nell’universo più ampio illimitato , suggerendo una continuità dell’essere, spesso descritta come un ritorno a una condizione di "non-tempo" o "molteplici realtà".
Il tempo : Se il tempo non è assoluto (come suggerito dalla relatività e dalle interpretazioni quantistiche), la visione della morte come "fine" cronologica diventa meno solida. Infatti anche Einstein suggeriva che passato, presente e futuro esistono simultaneamente. per concludere , mentre la filosofia esistenzialista e materialista moderna sottolinea l’angoscia della morte come limite dell’esistenza, del "se". La nuova scienza la quantistica ci conduce anche alla conclusione che la morte si un cambio di forma , da materia a coscienza, a spirito e che la vita sia una proprietà fondamentale del nostro universo.

Intanto è bene dire che la realtà le cui parti più piccole possano esistere nello stesso modo in cui esistono le pietre , gli alberi altro del macrocosmo indipendentemente dal fatto che si osservino o meno, è impossibile, Infatti la realtà è continuamente creata dalle interazioni fra le sue parti, che come si sa non sono separabili : l’universo è olistico e quantistico dove vige la non località. Cioè un universo che non può essere descritto dalle proprietà delle sue parti. Cosa invece che troviamo nei sistemi classici dove non vige la non località. Insomma. Nella quantistica l’impatto della non località, della indeterminazione è ben evidente. Il determinismo e il riduzionismo non esistono più. Il reale è un tutt’uno e la sua esistenza è creata dalle interazioni con gli " osservatori", anch’essi parti indivisibili del reale. In più il pensiero che la realtà esista sempre sia che la osserviamo o non la si osservi ( il realismo) è falso. Insomma il realismo locale di Einstein non è vero. Come dire niente è un fenomeno o realtà finché non si osserva. Insomma l’osservatore di fatto partecipa nella osservazione . Come dire il reale viene creato dalla osservazione ed è il partecipante , l’osservatore, che produce questo. : cioè l’osservatore diventa osservato ? La conclusione allora implica che alla fine la non - località nega che il tutto possa essere oggetto di indagine scientifica perché il tutto non è più la somma delle sue parti . Infatti scomponendo il tutto in parti col seguire il riduzionismo creiamo sempre un modello diverso. Ciò significa dunque e lo dovremo accettare questo, che l’universo nella propria totalità contiene i semi del pensiero e della materia. Se questo è vero allora mente a materia sono come l’interno e l’esterno di una sfera la cui comprensione ( Ontologia) sta nella totalità sferica interna ed esterna e non solo dalle osservazioni delle due parti. Siamo dunque universo cosciente creato dalla autocoscienza dell’osservatore. Se così stanno le cose al tutto della conoscenza della Fisica si deve aggiungere l’interiorità di questo universo che chiamiamo mente che include la coscienza e il libero arbitrio. E così facendo si completa la conoscenza dell’intero universo con l’unione cosciente del microcosmo col macrocosmo.. Ma anche se prendiamo in esame il comportamento di un fotone, la luce è composta da onde e da particelle ( le particelle sono i fotoni) . Nel caso caso del fotone inviato verso i polarizzatori (carta polaroid od altro) esso si trova in sovrapposizione di due stati quantistici che non possono manifestarsi insieme ma se ne manifesterà uno solo dopo che è passato dal polarizzatore . Gli stati sovrapposti sono che il fotone passa attraverso il polarizzatore oppure viene respinto o deflesso. Sarà solo in quell’istante del passaggio dal polarizzatore che decide dove andare se di qua o di là . Fino a quel momento si può dire che si trova in sovrapposizione di tutte e delle due possibilità . Su questo un fisico americano A. Wheeler ebbe a dire : " il fotone prende tutte e due le strade, però ne prende una" . Su questo però è bene dire che non esiste alcun tipo di regola che determini il comportamento del fotone. Non v’è nessuna spiegazione del perché il fotone decida di agire in un modo o nell’altro . La possibilità di passare o di essere respinto dal polarizzatore è una proprietà del fotone e non è possibile spiegarla. Ciò non accade non per nostra ignoranza , bensì dal ruolo fondamentale che svolge la probabilità nel funzionamento dell’universo. Su questi aspetti Einstein ebbe a dire al suo collega M. Born , ma lo disse anche a N. Bohr anni prima, che non fosse credibile il fatto che Dio giocasse a dadi con l’universo . Ma in effetti è proprio così. Anche la scelta dello stato che fa il fotone in questo caso è dunque dettata dalla coscienza universale a cui a volte piace giocare con la probabilità e col libero arbitrio ? Può essere che sia così.

il Pensiero scientifico di Aristotele se fu da freno per lo sviluppo della scienza moderna, colse però anche aspetti essenziali che condividono lo sviluppo della Fisica moderna dalla relatività alla quantistica ? In un certo senso si.
Nessuna difficoltà, dunque, a riconoscere che la teoria dell’impossibilità del movimento nello spazio vuoto contraddice il primo principio della meccanica moderna, quello d’inerzia ; tuttavia è più importante, forse vale la concezione aristotelica dell’universo in quanto tale, caratterizzato da un’ unità finalistica e olistica dove ogni parte stava nel tutto in modo ordinato e finalizzato riduceva le differenze fra il pensiero fisico e quello metafisico.
D’altra parte, non tutta la concezione scientifica di Aristotele è da considerarsi obsoleta e velleitaria : ad esempio, particolarmente notevole è la sua intuizione secondo la quale tutte le cose sono nello spazio, ma non l’universo, perché l’universo non è contenuto da alcunché, ma è esso ciò che contiene ogni altra cosa. Perfino Abbagnano deve riconoscere che questa dottrina presenta forti analogie con il modello di universo proposto dalla fisica di Einsteiniana, ma che coglie anche spunti per la successiva fisica quantistica.
Dal punto di vista della filosofia, comunque, non è affatto stupido porsi la domanda : per quale scopo o funzione esistono l’uomo, la vita, il mondo ? Il paradigma scientista oggi ancora ben presente vorrebbe farci credere che si tratti di domande prive di senso o, comunque, di domande alle quali è impossibile rispondere : ma ciò è vero solo se si assolutizza il generale quadro di riferimento della scienza materialista e ateista.
Ma se, invece, si accetta come ipotesi di lavoro una scienza che non chiuda la porta su ciò che non è puramente ed esclusivamente materiale e che, pertanto, ponga a se stessa (a se stessa, non alla realtà) dei limiti ben precisi, e quindi riconosca anche la perfetta liceità di una indagine sul mondo che adotti anche altri punti di vista, non solo quantitativi e non solo razionalisti, a cominciare da una filosofia che non sia la brutta copia della scienza materialista, descrittiva e quantitativa (Kant illuminista) : ecco, allora, che l’intera impostazione speculativa di Aristotele tornerà ad apparirci tutt’altro che antiscientifica, bensì consapevole che esistono altre realtà e altre forme di conoscenza, al di sopra di quelle di una realtà puramente strumentale e calcolante. ( quantistica) Infatti si è poi concluso sia vero che in Aristotele la cosmologia metafisica è condizionata si dalla cosmologia fisica, ma è anche vero che Aristotele non attribuisce alla cosmologia fisica, e alla fisica in generale, lo stesso carattere di necessità che egli attribuiva alle dimostrazioni matematiche ed anche ad un pensiero più ampio delle visioni materialiste sulla realtà in generale.
Solo in tempi recenti però dopo la cosiddetta seconda rivoluzione scientifica, quella verificatasi tra Ottocento e Novecento a opera della teoria delle relatività, del principio di indeterminazione di Heisenberg e della fisica quantistica, si è compreso il carattere non necessario, ma approssimativo, cioè probabile, della scienza in generale e quindi della stessa cosmologia fisica, quello stesso carattere approssimativo che secondo Aristotele distingueva già la fisica dalla matematica. Perciò solo in tempi recenti è venuto meno il pericolo di un contrasto tra la fisica e la metafisica, cioè si è ristabilita grazie alla costruzione di una nuova fisica quell’armonia tra scienza e filosofia che esisteva già al tempo di Aristotele. Come dire : cosmologia metafisica e cosmologia fisica di Aristotele possono essere due facce della stessa medaglia, perché entrambe danno un contributo alla comprensione olistica dell’universo.

IL COLORE DELLA NATURA LO FANNO I FOTOTNI ?

Si. Infatti la luce, pur essendo un fenomeno ondulatorio, ha una natura quantizzata, ovvero è composta da pacchetti di energia chiamati fotoni. Ogni colore corrisponde a un diverso tipo di fotone, caratterizzato da una specifica lunghezza d’onda e energia. Ad esempio, il violetto ha la lunghezza d’onda più piccola, mentre il rosso ha la lunghezza d’onda più grande. Come avviene tutto ciò si spiega con la luce che colpisce il reale , un oggetto. E’ l’oggetto poi ad assorbire alcuni dei fotoni, lunghezze d’onda da cui è investito e a riflettere gli altri. Il colore dell’oggetto investito è dunque determinato dai fotoni riflessi dall’oggetto che raggiungono l’occhio, ( la visione) passando per la cornea il cristallino e giungono alla retina. La retina è formata da cellule come lo sono tutte le componenti di un corpo vivente . Queste cellule si definiscono coni e sono essi sensibili ai colori e questa sensibilità genera segnali elettrici . Questi segnali elettrici vengono recepiti dal cervello che li traduce come un colore specifico per ognuno di essi : per fare ciò considera il variare dei segnali che provengono da diversi tipi di coni ( cellule) .
Si potrebbe affermare dunque che i fotoni sono i "il corpo, la materia " della luce e la loro interazione con gli oggetti e il nostro sistema visivo è ciò che crea la nostra percezione del colore. In sintesi è il cervello a stabilire la natura del colore attraverso i segnali elettrici che gli giungono dai coni della retina. Si potrebbe allora affermare che se il colore è percezione esso alla fine diventa esperienza cosciente, che nasce dal nostro ego il quale come come si sa risponde alla autocoscienza. Come dire : i colori della natura e la loro visione nella bellezza sono dettati la coscienza che li sceglie, e rende la bellezza universale. Bellezza universale che poi sarebbe quella che ebbe ad intuire Kant.


Ernst Mach e Einstein
Il concetto di Mach, spesso chiamato "Principio di Mach", ebbe un impatto profondo su Albert Einstein, sebbene la relazione sia sfumata. L’intuizione machiana fornì uno stimolo filosofico per la ricerca di Einstein, portandolo a formulare la sua teoria della gravità.
La Relatività Generale
Curvatura dello spaziotempo :
Nella Teoria della Relatività Generale, pubblicata nel 1915, Einstein descriveva la gravità non come una forza, ma come la manifestazione della curvatura dello spaziotempo, causata dalla presenza di massa e energia.
Masse e spaziotempo :
L’idea centrale di Einstein era che la distribuzione delle masse stellari e di altra materia influenzi la geometria dello spaziotempo, e questa curvatura a sua volta influenza il movimento degli oggetti attraverso di esso.
In sintesi, l’intuizione di Mach che le masse dell’universo determinino le proprietà dello spaziotempo fornì una spinta concettuale ad Einstein, che la integrò nella sua teoria della gravità, la Relatività Generale, dove le masse stellari sono responsabili della curvatura dello spaziotempo che percepiamo come gravità.


Il problema che sorge e si pone oggi contro ogni forma che lo possa negare è dunque il materialismo che ci porta alla formazione di un pensiero senza riflessione interiore i cui effetti poi sono i disastri non solo scientifici ma anche sociali che esso causa. Il giovane che afferma con naturalezza inquietante " l’ho uccisa perché mi ha lasciato ", dimostra che i materialismo oggi è così radicato nel pensiero comune che è esso stmaterialista.

Non ne usciamo da questo stato di cose se non con un cambiamento radicale cosciente del paradigma di pensiero. Tutta la vita universale è cosciente e lo fa con libero arbitrio . Ma non solo anche la materia inerte come una pietra, la sabbia , un pezzo di ferro , altro lo diventano coscienti nell’insieme dell’eco sistema che vanno a formare il quale è cosciente. Pensare che noi esseri viventi di essere macchine scomponibili in parti è una follia che non può continuare ad essere pensata. Come fa una cellula vivente ad essere solo materia . La cellula non è statica e dinamica e produce e cambiamenti in corso d’opera. Non potrà mai esistere un robot che si evolve nelle proprie parti che lo compongono e ne determina un cambiamento continuo come accade ad un essere vivente. Noi non siamo oggetti da smontare a rimontare., Non siamo oggetti che si spengono e si accendono. Siamo vita universale e non possiamo considerarci in altro modo. Lo abbiamo fatto però e la nostra storia ce lo ricorda in ogni momento con le guerre, le rivoluzioni, le prevaricazioni, le prepotenze contro i più deboli, le competizioni , altro di certo di tanto grave che oggi siamo finiti in una società la nostra dove nulla più contiene tutto questo senso di potere individuale che il pensiero sbagliato ha profondamente segnato la nostra volontà di fare e di vivere. Il materialismo abbatte ogni valore che intendiamo frapporgli sempre da noi costruito, perché esso ha la forza più potente. Questa potenza sta storia che ha costruito. Dobbiamo cambiare paradigma di pensiero e fare un’altra storia della umanità. Questo oggi lo manda a dire anche la scienza con la quantistica. Infatti dobbiamo fare anche un’altra scienza, per un universo cosciente. Grazie.

NON ESISTE IL DIVENIRE.
ESISTE INVECE L’ AFFERMAZIONE DELL’ESSERE PARMENIDEO
NELLA COSCIENZA E NELLA VOLONTA’ CHE NE FANNO L’ESSERE CHE E’ E NON PUO’ NON ESSERE NELLA COMPIUTEZZA DEL CAMBIAMENTO.
L’Essere è coscienza . Esso è unico, universale , immutabile, eterno , a cui si aggiunge quantistico . Questo significa che il nostro universo è un grande campo quantistico dove ogni cosa è parte intero e viceversa, tutto è collegato e dove è la coscienza universale l’essere. La coscienza è , l’essere è e non può essere altro da se stesso. . Ed essa la Coscienza è in questa immensità.Tutto allora è cosciente anche una pietra lo è nel proprio ecosistema. La coscienza è e non può non essere . Essa è universale e non si può vedere, credere, pensare in miliardi di distinzioni : questa è e questa resta. Semmai diventa essa la coscienza necessaria ad ogni forma di esistenza che caratterizza questa immensità e a queste esistenze dona la volontà di essere. E’ questo campo quantistico cosciente l’essere parmenideo dove tutto è già, anche la volontà . L’essere dunque non ha alcun divenire , ma semmai affermazione di se stesso e quindi volontà. E nella volontà sta anche il PENSIERO. Come dire : il pensiero vero è quello universale. Ergo : l’essere è tutto , anche volontà. E di conseguenza L’essere è e resta uno ma nella volontà però e non nella molteplicità , perchè se fosse nella molteplicità avremmo miliardi di singolarità coscienti e distinte, ( Per esempio pensieri) ma la coscienza è l’essere ed è tale : Essere. Uno. Come dire : è verosimile che non esista un divenire , ma esista l’affermazione di stesso, dell’essere, con la volontà e la coscienza , che lo fanno tale : unico e pronto per l’eternità. Quindi un già compiuto dentro però ad un costante ed eterno cambiamento nella staticità di essere sempre unico ; essere che è e non può non essere. Riguardo al pensiero non resta unico , ma resta con quelli della volontà e della coscienza universali.

TOH LA COSCIENZA
La Coscienza è preesistente universale eterna e non c’entra nulla con le interiorità soggettive. Essa è’ ontologia, essere, pensiero, linguaggio, è la sfera sempre compiuta della vita per l’eternità. E’ già tutto e non può essere altro da questo. Oggi la possiamo individuare come l’dealismo assoluto di Schelling. Ma anche pensarla universo come un immenso campo quantistico, una sfera finita e illimitata ( come un pallone che si gonfia , ma è sempre finito), olistico , interamente collegato e irriducibile eterno e sempre compiuto Tanto che si può considerare come lo specchio della realtà , che diviene di esso la propria visione impura. Insomma la Coscienza è l’ontologia originaria e tutto di questo universo. Precedente ad ogni esperienza ed è l’Essere . Riprende dunque l’identità di spirito e natura di Schelling. Infatti per il Filosofo idealista , l’assoluto non è diviso fra chi pensa e il pensato. E’ pensiero, linguaggio, vita del cerchio, sfera chiusa, eterna, dove tutto è compiuto . Essa è il tessuto stesso del reale. Poi l’universo è , somiglia ad un immenso campo quantistico in cui tutto , particelle ed eventi è legato in modo irriducibile. La coscienza , cioè il tutto, cioè l’Essere , viene prima delle singole parti e non si può avere con la loro somma. E’ la coscienza l’ordine implicito del tutto. Non v’è nessun fuori o vuoto al di là di essa, perchè contiene tutto il possibile spazio e tempo. Sta dentro la fisica quantistica perchè e’ essa stessa, la Coscienza il campo quantistico dove il compiuto c’è sempre nella propria finita illimitatezza ed eternità. E’ lo specchio del reale come visione impura. Insomma alla fine è la coscienza il nuovo idealismo quantistico che ci porta fuori dal materialismo.
IN TANTI NON SARANNO D’ACCORDO
E CITERANNO TUTTA LA TEORETICA, CHE PERO’ NON DARA’ NESSUNA RISPOSTA CERTA , MA SOLO UNA SERIE DI RISPOSTE CHE IN QUALCHE MODO HANNO SEMPRE CONDIVISO LA FISICA . LA QUALE COME SCIENZA DI TURNO, HA SEMPRE SEGUITO E SEGUIRA’ LE VOLONTA’ DEI POTERI DI TURNO E FILOOSFIA E SCIENZA HANNO SEMPRE CERCATO DI NON ROMPERE I RAPPORTI CON LA CHIESA E COI POITERI DI TURNO. OGGI INVECE SI DEVE CAMBIARE. GRAZIE

LA DOMANDA DELLA FILOSOFIA DELLA SCIENZA CHE OGGI PONE RIGUARDA L’UNIONE DEL TUTTO PER LA FUNZIONALITA’ DELL’UNIVERSO


Il campo quantistico ha lo spazio teorico di Hilbert, vettoriale , euclideo , dei numeri complessi. Viene da pensare però che nella supposta gravità quantistica, questo spazio assuma altre condizioni teoriche da quelle euclidee. Ma addirittura anche lo spazio creato dal bosone di Higgs , ha ancora altre condizioni teoriche ( una specie di etere ?) . Tutti questi spazi , a cui si deve aggiungere anche quello della RG di Einstein , spazio che subisce una trasformazione , curvatura, in corrispoondenza di masse pesanti, pongono una domanda. Alla fine tutte queste condizioni teoriche , che di certo si fondano su postulati, hanno una complementarietà tale da rendere operativo questo immenso campo quantistico universale ? Sembra però che questa complementarietà non sia stata ancora raggiunta. Insomma : 1) Hilbert ha escogitato uno spazio per gli stati possibili di un sistema quantistico. Si ricorre alla geometria dei vettori , che resta euclidea per il calcolo delle probabilità degli eventi ; 2) Einstein ha pensato ad uno spazio continuo a quattro dimensioni : lo spazio-tempo, che coglie una nuova geometria , quella di Riemann , quindi uno spazio curvo. Come dire che questo spazio non è una tavola rigida , ma qualcosa di dinamico che si trasforma, si flette, si curva in presenza di masse ed energia. Einstein nella RG pensa una gravità che non è una forza che si propaga nello spazio, come credeva Newton , alla distanza, ma è la geometria stessa dello spazio, che curvandosi invia energia gravitazionale come onde alla velocità della luce ; 3) Lo spazio di Higgs come un campo scalare che invade l’intero universo un po’ come un nuovo etere non pensato come riferimento assoluto però. Lo spazio di Higgs resta sempre lo stesso qualunque siano la velocità che si presentano al suo interno e restando sempre lo stesso, non può qualificare velocità assolute. Esso poi dà la massa alle particelle attraverso l’interazione costante con esse : ha una viscosità . Ad oggi però quando si cerca di unire i tre spazi del microcosmo, i postulati matematici che li rendono operativi , entrano in conflitto . Nel macro cosmo invece questa complementarietà funziona , c’è, perchè la natura macroscopica ha trovato un modo per far dialogare queste diversità.